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Nascosto tra le fronde di un grande albero antico, Zeno, il piccione, si stava sistemando con calma nella sua piccola dimora fatta di rametti e foglie secche. La luce del sole filtrava attraverso le foglie, creando giochi di luci e ombre. I suoi enormi occhi, simili a due sfere scavate nella pietra, si muovevano lentamente, scrutando il mondo intorno.
Il nido di Zeno era delicato e ordinato. Piccole curve di corteccia, ragnatele, piume cadute da altri uccelli, tutto disposto con cura meticolosa. Al centro, protetto da un morbido manto di foglie, si trovava un grande uovo, che tremava leggermente con il lieve vento mattutino. Era un uovo di proporzioni sorprendenti per un nido così minuto e Zeno non smetteva di guardarlo con un misto di affetto e preoccupazione. Era il suo tesoro, la promessa di vita futura, il motivo per cui ogni giorno si svegliava con gioia.
Quel mattino, tuttavia, qualcosa di insolito si stava muovendo tra le foglie vicine. Un minuscolo uomo, vestito con un abito che assomigliava a quello di un avventuriero, stava armeggiando tra le radici del grande albero. La sua figura era così minuta da sembrare un lillipuziano che si era smarrito in un regno di giganti. La sua testa era coperta da un cappello vecchio e usurato e le sue mani piccole armeggiavano nervosamente su un sistema di carrucole e corde che aveva appena assemblato.
Zeno lo osservava con attenzione. Con un movimento rapido e preciso, il piccolo uomo si chinava e iniziava a fissare una piccola piattaforma di legno, che secondo le sue intenzioni, avrebbe dovuto essere il punto di partenza di un piano astuto. Il suo obiettivo era inequivocabile. Con cura estrema, il minuscolo uomo inseriva delle carrucole fatte di fili di seta e di piccole pietre levigate, creando un sistema che avrebbe permesso di sollevare e trascinare qualcosa di molto prezioso.
Zeno continuava a osservare la scena. Aveva visto molte cose, ma quel piano di un uomo così piccolo e determinato, intento a rubare un uovo, gli suscitava sentimenti contraddittori. Era bloccato. Il suo istinto gli diceva di difendere il suo nido, di chiedere aiuto o di spiccare il volo, di fare qualsiasi cosa per fermare il furto. Il piccolo uomo si muoveva con cautela, testando le corde, regolando le carrucole, come un piccolo ingegnere di un universo in miniatura. La sua mano tremava leggermente, ma i suoi occhi brillavano di concentrazione. L'operazione che stava eseguendo sembrava un gioco di precisione, un intreccio di fili e pesi che avrebbe permesso di spostare l'uovo senza far rumore, senza attirare l'attenzione dei suoi nemici giganti. Con un sospiro di soddisfazione, il lillipuziano aveva finito di sistemare un ultimo dettaglio e la sua macchina sembrava pronta.
Zeno, intanto, stava monitorando la situazione con tensione crescente. In quel silenzio, rotto solo dal lieve fruscio delle foglie, il momento fatidico si stava avvicinando. Il piccolo uomo aveva iniziato a tirare con cura una leva e la macchina aveva iniziato a fare il suo lavoro. L'uovo si era sollevato lentamente, restando in sospensione. Si sentiva impotente. Tutto dipendeva da quella fragile sequenza di fili, poi la macchina si era messa in movimento e l’uovo, sospinto da quella rete di filamenti sottilissimi, si era sollevato leggermente, oscillando come un pendolo. Zeno stava trattenendo il respiro.
L’uomo lillipuziano, concentrato e sudato, stava tirando lentamente la corda che avrebbe dovuto portare via l’uovo.
Zeno si chiedeva: cosa avrebbe fatto l’uomo, se fosse stato al suo posto. Avrebbe avuto il coraggio di intervenire? Forse avrebbe urlato, forse avrebbe cercato di afferrare quella piccola creatura che si aggirava tra le radici, cercando di fermarla. Ma in quel momento, tutto ciò che lui riusciva fare era rimanere immobile, niente di più di un osservatore impotente, anche se desiderava disperatamente impedire che quella piccola creatura portasse via l’uovo.
Il filo di seta, all’apice della tensione, continuava a sostenere il peso dell’uovo, che ormai si stava sollevando più in alto.
Quell’uomo, così minuscolo, sembrava avere un coraggio che il piccione non possedeva. Quello di rischiare, di affrontare un mondo grande e imprevedibile, solo per un desiderio che sembrava irrazionale e incomprensibile.
L’uovo si era sollevato ancora di qualche centimetro ed era sospeso a mezz’aria.
Zeno avrebbe voluto intervenire. Ma sapeva anche avrebbe rischiato di far cadere l’uovo nel vuoto. Il fragile equilibrio che si era venuto a creare lo teneva sotto scacco.
Il piccolo uomo aveva fatto un passo avanti e, con un gesto lento e deciso, aveva afferrato l’uovo con le dita piccolissime. Faceva fatica, viste le sue dimensioni minute, ma era chiaro che sapeva cosa fare.
Con delicatezza lo aveva avvolto in sottili pezzi di foglia di quercia e si apprestava a fuggire con il suo bottino. Aveva iniziato a muoversi tra le radici come un’ombra e la sua figura si confondeva tra i fili d’erba e i ciuffi di muschio. E si stava allontanando sempre di più. Per qualche attimo sembrava si fosse accorto di essere osservato da qualcuno, ma la convinzione di aver progettato un piano perfetto non lo aveva fatto preoccupare.
Zeno, bloccato da quella che sembrava una forza invisibile e sospeso in quella calma apparente, aveva iniziato a riflettere su cosa significasse davvero il coraggio. Quel minuscolo uomo aveva affrontato il rischio di di essere scoperto e punito, solo per raggiungere un tesoro il cui valore nessuno avrebbe mai compreso. Non aveva fatto nulla per impedire il furto, era rimasto lì a osservare passivamente. Eppure quella piccola creatura, ormai scomparsa e rifugiata chissà dove, aveva portato via, con calma e sagacia, qualcosa a cui Zeno teneva. Non riusciva a trovare una spiegazione e non poteva bastare la preoccupazione per le sorti dell’uovo, una volta sollevato dall’ingegnoso marchingegno. Avrebbe dovuto intervenire prima che tutto iniziasse o almeno durante, cercando di anticipare le mosse del piccolo uomo. Aveva anche pensato di far valere la sua stazza rispetto alla piccola creatura, ma anche in quel caso aveva avuto timore che, dietro alla disinvoltura, ci fosse la presenza di qualche trappola nella quale sarebbe inevitabilmente caduto. Tutti pensieri che avevano impedito a Zeno di muoversi.